Bergamo, 29 luglio 2017 - Non ha avuto nemmeno il tempo di gridare aiuto Mamadou Lamine “Bara” Thiam, il ventenne senegalese di Almè morto in fondo ad un dirupo, a Ubiale Clanezzo. Bara è rotolato giù picchiando contro le rocce al punto da procurarsi la frattura di una vertebra cervicale. Lesioni gravissime, tant’è che il decesso è sopraggiunto da li a poco, massimo una mezz’ora. E’ quanto emerso dall’autopsia, durata un paio di ore effettuata ieri mattina al Papa Giovanni XXIII dal medico legale Luca Tajana, dell’università di Pavia. Sulle braccia non sono stati trovati segni di trascinamento (in un primo momento qualcuno aveva detto di aver visto la vittima che dopo il volo si trascinava via per mettersi in salvo), sui calzini tracce di asfalto, che confermerebbe la corsa per sfuggire a chi lo stava inseguendo. Una corsa disperata nella quale Bare ha perso anche le scarpe, poi gettate nel dirupo da C.B. 54anni, di Ubiale Clanezzo, indagato per omicidio preterintenzionale.

Dall'esame si è potuto accertare che il corpo non presentava segni dovute a percosse (il che escluderebbe che Bara sia stato picchiato) ma lesioni si. Il ventenne potrebbe essere stato strattonato, o aver ricevuto degli schiaffi. Se l’autopsia ha fatto il punto sulle cause del decesso, ora restano da chiarire tutti i contorni di questa assurda vicenda. E in particolare cosa è realmente accaduto dopo che Bara ha dato una testata al sopracciglio di un ragazzino che serviva ai tavoli dalla “Ubiale Power Sound”. Le telecamere dicono che il senegalese è stato rincorso da tre persone, il 54enne, la cui posizione allo stato attuale rimane quella più delicata, e dalla coppia di fidanzati, R.M. 25 anni, di Alzano Lombardo e B.I. 35 anni, di Sedrina, entrambi indagati in concorso e la cui posizione alla luce dell’autopsia potrebbe alleggerirsi.

Tutti e tre hanno raccontato di aver rincorso il ragazzo solo per un pezzo di strada e di aver rinunciato senza sapere cosa fosse successo. Una versione che contrasta con quella dei tre testimoni, i quali hanno riferito anche che i tre inseguitorori hanno guardato giù nel dirupo. Ma c’è un altro momento importante per ricostruire lo scenario. Quando il ventenne è salito in auto con gli amici uno di loro, Klaus Tobli, ha spiegato che l’uomo con i capelli bianchi (C. B. di 54 anni) arrivato di corsa al parcheggio ha cercato di chiudere Bara tra la portiera e l’auto solo che gli è scappato.