Cividate, 17 maggio 2016 - Hanno confermato quello che già avevano rivelato agli inquirenti nel corso delle indagini quando, attraverso riconoscimenti fotografici, avevano consentito ai carabinieri di individuare i quattro romeni, ora in carcere per tentato omicidio e rapina, che la sera del 9 dicembre 2014 avrebbero picchiato brutalmente l’imprenditore Giovanni Balestra e suo figlio Adriano nella sede della ditta dei due, la “Bm Officine meccaniche” di Cividate al Piano: a seguito delle percosse ricevute, Giovanni Balestra ancora oggi è costretto a vivere su una sedia a rotelle.

Si è chiuso così, ieri mattina, l’incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Ezia Maccora e al pubblico ministero Carmen Santoro, che ha visto come proragoniste due donne romene, sentite come testimoni, che all’epoca dei fatti abitavano nella stessa zona di Romano di Lombardia dei quattro indagati. Le due, nella sostanza, hanno confermato, come avevano già fatto a suo tempo, i riconoscimenti fotografici degli indagati. Tre di questi, Marin Marian, 55 anni, Alin Jan Burujana, di 31, e Marinel Pra, di 27 – difesi dagli avvocati Glauco Arcaini (Brescia), Manlio Zampetti e Lidia Vitiello (le vittime, invece, sono assistite dall’avvocato Bruna Civardi) – dopo essere stati individuati e arrestati in Romania nel dicembre del 2015 grazie all’Interpol, sono stati poi estradati nelle scorse settimane in Italia. In Romania, invece, è rimasto – essendo detenuto per altra causa – il presunto quarto complice, Costel Bucurasteanu, 22 anni (il procedimento nei suoi confronti è stato quindi stralciato dagli inquirenti e verrà celebrato a parte).

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i quattro avrebbero fatto irruzione la sera del 9 dicembre 2014 nella ditta con l’intento di rubare forse rame o altri materiali. Scoperti da Adriano Balestra, invece di fuggire lo avevano aggredito e lo stesso avevano fatto con il padre, intervenuto in suo soccorso. Si erano poi dati alla fuga. Una prima indagine sulle celle telefoniche aveva permesso agli inquirenti prima di individuare tutte le utenze transitate in zona, quindi di restringere il cerchio man mano fino ad arrivare ad alcune decine. A quel punto erano partite le intercettazioni telefoniche che avevano permesso di individuare i quattro romeni, che nel frattempo, però, avevano già lasciato l’Italia. La certezza sulla loro identità era arrivata da alcuni testimoni, tra cui le donne sentite ieri in incidente probatorio.