Piazza Brembana, 15 luglio 2017 - Cinque vittime, danni per 400 miliardi di lire, l’odore acre del fango che saliva dal fiume Brembo, il rumore dell’acqua che batteva contro i ponti (14 quelli crollati), pezzi di strada e case spazzati via, paesi e persone che restarono isolati anche 13 giorni, una devastazione terribile in un pomeriggio tragico. Sono passati 30 anni dall’alluvione che si abbattè sulla Val Brembana. Era il 18 luglio 1987. Una giornata piovosa a Piazza Brembana, San Giovanni Bianco, a Zogno, in tre ore caddero 245 millimetri di pioggia. Acqua che andò ad aggiungersi a quella precipitata nei tre giorni precedenti, con il Brembo che si gonfiò a dismisura e l’onda della piena che partì da Mezzoldo per raggiungere, intorno alle 17, la media valle, San Giovanni Bianco e San Pellegrino.

I morti: Romeo Cortinovis, 35 anni, di Lenna, annegato mentre portava al riparo l’auto nel garage; Angelo Salvetti, 22 anni, di San Giovanni Bianco, bloccato con la vettura in panne sulla strada di Mezzoldo: il corpo fu ritrovato tre giorni dopo a Canonica d’Adda; Paola Tornaghi, 22 anni, di Sesto San Giovanni, sorpresa dal nubifragio a Mezzoldo, recuperata fra Olmo e Piazza; il fidanzato Marco Tamburrini, 22 anni, di Mediglia (Milano), e Barbara Orlando, 15 anni, di Bergamo: i corpi non furono mai ritrovati.

I nomi delle vittime sono ricordati sulla cappelletta ai Fondi di Piazza Brembana, dove oggi sono in programma le cerimonie commemorative. Per liberare dall’isolamento migliaia di turisti bloccati in Val Brembana, entrarono in azione 27 elicotteri, con i quali furono trasportati anche generi di prima necessità nei paesi isolati. Nelle operazioni di soccorso furono impegnati duemila uomini. Molte fabbriche danneggiate dalla piena furono costrette a chiudere.

L’intervento del Governo e del ministro Remo Gaspari, sollecitato dal ministro bergamasco Filippo Maria Pandolfi, fu tempestivo e, grazie alla legge 102 del maggio 1990, meglio conosciuta come Legge Valtellina, furono stanziate le risorse che permisero alle istituzioni coinvolte (Comunità montana, Provincia e Comuni) e ai privati cittadini di ripristinare le opere danneggiate, di costruire nuove infrastrutture, fondamentali per la messa in sicurezza della viabilità, e realizzare le manutenzioni territoriali che hanno evitato il ripetersi di tali tragici eventi. Insomma, la ricostruzione e la speranza di una nuova economia, di una nuova vita per la valle. Ieri sera, alle 20.30, nella sala della biblioteca di Piazza Brembana, è stato presentato il libro del Centro storico culturale della Valle Brembana “La furia del Brembo”: documenti, testimonianze e immagini sull’alluvione.