Albino, 13 luglio 2017 - La Corte d'appello di Brescia ha confermato la condanna a 16 anni per omicidio volontario, aggravato dal rapporto di coniugio, e a 1 anno e 4 mesi per maltrattamenti, emessa in primo grado il 31 maggio 2016 dal Gup di Bergamo Bianca Maria Bianchi nei confronti di Amine El Ghazzali, il marocchino di 26 anni, incensurato, reo confesso del’omicidio della moglie, Sara El Omri, 19 anni - dalla quale voleva separarsi per andare a vivere con un’altra ragazza -, uccisa con 24 coltellate la notte del 2 giugno 2015 lungo la pista ciclabile di Albino. In primo grado il 26enne era stato giudicato con l’abbreviato e aveva beneficiato in questo modo dello sconto di un terzo sulla pena finale, come prevede il rito alternativo in caso di condanna. Anche i giudici bresciani, come quelli bergamaschi, hanno escluso l’aggravante della crudeltà. Il difensore dell’immigrato, l’avvocato Giovanni Fedeli (in aula sostituito dalla collega Roberta Barbieri), ha chiesto alla Corte d’Appello di riconoscere l’attenuante della provocazione, ma la richiesta è stata rigettata, così come aveva fatto all’epoca il Gup di Bergamo.

La madre della vittima, che al termine del processo di primo grado, fuori dall’aula, aveva urlato la sua rabbia per una pena ritenuta troppo bassa, anche ieri, pur se con toni più misurati, ha commentato con severità la nuova sentenza. "Questa non è giustizia - ha detto -, mia figlia è stata ammazzata con 24 coltellate". Sara El Omri, affetta da una lieve disabilità ad una mano, prima di morire, con la poca voce che le era rimasta, era riuscita a sussurrare ai soccorritori del 118 «lui mi ha ucciso», riferendosi al marito che intanto fingeva di prestarle aiuto mentre lei agonizzava sulla pista ciclabile di Albino. A quel punto El Ghazzali, in preda al panico, era fuggito, ma era stato fermato e arrestato poche ore dopo a Nembro (è in carcere a Bergamo da quel giorno). Con gli investigatori si era giustificato raccontando che la moglie, sapendo che lui aveva un’altra donna con la quale voleva andare a vivere, rosa dalla gelosia, si era presentata all’appuntamento per chiarire il loro rapporto con un coltello e che voleva aggredirlo. Per questo lui, che quella notte aveva bevuto parecchio ed era sotto l’effetto di alcol, si era difeso e aveva poi perso la testa infierendo sul corpo di Sara. Nell'inchiesta era rimasta coinvolta una 16enne svizzera, di Locarno, incinta, ritenuta dagli investigatori l’amante di El Ghazzali e accusata di concorso in omicidio (ma lei ha sempre negato). La giovane vive ora in una comunità protetta con il figlio, nato nell’aprile 2016.