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Cuoco morto dopo l’aggressione Niente carcere per i tre nomadi

Il giudice respinge la richiesta del pm: restano agli arresti domiciliari. Pur essendo cambiata l’accusa, non ci sarebbero esigenze cautelari diverse

Tribunale( foto Ansa)
Tribunale( foto Ansa)

Entratico, 25 febbraio 2012 - Restano agli arresti domiciliari i tre giovani nomadi accusati di aver provocato la morte di Marcello Costantini, il cuoco di 54 anni, residente a Costa di Mezzate, aggredito ad Entratico e deceduto il 18 febbraio agli ospedali Riuniti di Bergamo, dopo 50 giorni di coma irreversibile.

Nella giornata di ieri il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, Patrizia Ingrascì ha infatti respinto la richiesta di inasprimento della misura cautelare, con la conseguente emissione di un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere, che le era stata presentata dal pubblico ministero Letizia Ruggeri. Secondo il gip, dunque, non ci sono nei confronti dei tre giovani esigenze cautelari diverse da quelle attuali.

I tre nomadi, due fratelli di 31 e 25 anni, e un loro cugino di 23 anni, attualmente sono (e rimangono) agli arresti domiciliari in tre luoghi diversi: uno al campo nomadi di Trescore Balneario, dove vivevano tutti e tre, il secondo è invece ospite da un amico che risiede a Trescore Balneario, mentre il terzo si trova a Torino. Tutta la vicenda risale alla sera del 30 dicembre scorso, quando all’interno del ristorante-pizzeria «Millaenya» di Entratico, il cuoco (che lavorava in quel locale dal mese di agosto) era intervenuto in aiuto di uno dei titolari, che in quel momento si trovava alle prese con i tre nomadi. I quali, in evidente stato di ubriachezza, volevano andarsene dal ristorante senza pagare il conto.

Nel corso della accesa discussione, Marcello Costantini rimediò un pugno in pieno volto e il colpo lo fece cadere a terra, dopo aver picchiato la testa contro un pilastro in cemento del locale. Subito le sue condizioni apparvero gravi. L’uomo venne ricoverato in stato d’incoscenza agli Ospedali Riuniti di Bergamo e da lì venne poi trasferito alla clinica San Francesco, sempre a Bergamo, dove il 18 febbraio scorso, dopo 50 giorni di coma, è sopraggiunto il decesso.

Subito dopo la rissa i tre nomadi si erano allontanati dal locale e per non essere identificati avevano anche rimosso le targhe della loro automobili. Ma due settimane più tardi i carabinieri erano riusciti a identificarli e arrestarli e il pm aveva ottenuto dal gip (la stessa Patrizia Ingrascì che ieri ha negato l’inasprimento delal misura cautelare) le ordinanze di carcerazione per i tre con l’accusa di lesioni gravissime. Accusa che dopo la morte del cuoco è diventata quella di omicidio preterintenzionale.

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