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Yara, Anm: petizione contro Pm in contrasto con l'ordinamento

Il presidente della sezione bergamasca dell’Associazione nazionale magistrati, Ilaria Sanesi: "Imparzialità sarebbe irrimediabilmente compromessa sarebbe irrimediabilmente compromessa chiedendone la ‘revoca’ ogni qualvolta non se ne approvi l’operato"

Yara Gambirasio (De Pascale)
Yara Gambirasio (De Pascale)

Bergamo, 2 febbraio 2012 - "Un’iniziativa che si pone in contrasto con le regole fondamentali dell’ordinamento e che rischia di risolversi in un indebito condizionamento dell’ operato degli inquirenti". Con queste parole il presidente della sezione bergamasca dell’Associazione nazionale magistrati, Ilaria Sanesi, ha commentato la raccolta di firme promossa dall’assessore regionale lombardo Daniele Belotti, per chiedere la revoca del pubblico ministero che si sta occupando dell’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio.


"Non ritengo di esprimere, sia per la delicatezza del caso, sia perché contrario al codice deontologico, opinioni sull’ indagine e sulle sue modalità di svolgimento - ha detto Ilaria Sanesi -. Oltretutto, si tratterebbe di commenti basati su mere indiscrezioni giornalistiche, trattandosi di un procedimento ancora in fase di indagini preliminari e i cui atti sono coperti da segreto istruttorio. Ritengo, però , doveroso stigmatizzare l’iniziativa - ha aggiunto - che si pone in contrasto con le regole fondamentali dell’ordinamento e che rischia di risolversi in un indebito condizionamento dell’operato degli inquirenti".


"Quello che nella petizione viene definito il ‘principio semplicistico in virtù del quale l’indagine è affidata al magistrato di turno al momento della denuncia’’ - ha aggiunto Ilaria Sanesi - è in realtà il principio costituzionale del giudice naturale, secondo il quale ogni processo non può che essere assegnato in ragione di criteri automatici oggettivi predeterminati, in grado di garantire l’assoluta imparzialità del magistrato, giudicante e requirente. Imparzialità del magistrato che sarebbe irrimediabilmente compromessa ove fosse consentito ai politici o ai cittadini di scegliere il magistrato che deve occuparsi di un caso, chiedendone la ‘revoca’ ogni qualvolta non se ne approvi l’operato, sulla scorta di indiscrezioni trapelate sulla stampa o perché sta conducendo un’indagine sgradita".

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