Officina 33 contro Palazzo Cernezzi. L'associazione studentesca: "Riteniamo che questa scelta penalizzi gli studenti che frequentano la facoltà di Economia e Giurisprudenza, le cui finanze sono già provate dall'aumento delle rette"
di MICHELE ANDREUCCI
Bergamo, 2 febbraio 2012 - Gli studenti della sede universitaria di via dei Caniana scendono in campo contro la decisione di Palazzo Frizzoni di realizzare nel quartiere nuovi posteggi a pagamento e nuove zone riservate ai residenti, per contrastare il fenomeno diffuso del "parcheggio selvaggio".
Il progetto, che rientra nell'ambito del Piano urbano del traffico, non è piaciuto all'associazione studentesca Officina 33. «Riteniamo - si legge in un comunicato degli universitari - che questa scelta penalizzi gli studenti che frequentano le facoltà di Economia e Giurisprudenza, le cui finanze sono già messe a dura prova dall'aumento (sebbene necessario) delle rette universitarie. La situazione creatasi nella zona dell'università non è nient'altro che il frutto di un problema ben più grande. In prima cosa per incentivare l'utilizzo dei mezzi pubblici sarebbe utile potenziarli, piuttosto che renderli l'unica scelta sostenibile dagli studenti.
Un ulteriore problema a cui si deve andare incontro è legato alla qualità della rete stradale che attraversa la nostra provincia. Specialmente per gli studenti che arrivano da comuni distanti - prosegue il comunicato - risulta infatti impensabile conciliare le tempistiche universitarie con quelle strettamente indispensabili al trasporto pubblico. Un ulteriore appunto è legato all'utilizzo degli spazi nelle zone adiacenti l'università. Un numero sempre minore di parcheggi liberi è stato costantemente affiancato da un esponenziale aumento di palazzi e condomini che, per forza di cose, hanno contribuito ad aumentare il disagio. Rendere qualche parcheggio disponibile ai residenti e favorire un presunto turnover sugli altri è solo una soluzione di facciata. Sarebbe stato meglio costruire un vero parcheggio a uno o più piani. Il Comune dovrebbe considerare l'università come parte fondamentale del territorio, non come un ospite indesiderato».
di Michele Andreucci