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Ospedali lombardi, boom di obiettori di coscienza

Ginecologi e ostetrici contro l'aborto

Un caso limite è il Sant'Antonio Abate di Gallarate, dove gli obiettori raggiungono quota 21 su un totale di 23. Cremonesi: "In Lombardia si registrano situazioni al limite della legalità

Un neonato riposa in un'incubatrice (Newpress)
Un neonato riposa in un'incubatrice (Newpress)

Milano, 1 febbraio 2012 - Nelle aziende ospedaliere lombarde si sta registrando un vero e proprio boom di ginecologi e ostetrici obiettori di coscienza; interrompere una gravidanza sarà dunque comporterà dunque un iter sempre più difficoltoso all'ospedale di Crema (con 4 non obiettori su 12 operatori), al Policlinico San Matteo di Pavia (con 5 non obiettori su un totale di 16 fra ginecologi e ostetrici), all'ospedale di Lecco (con 6 obiettori su 21), ai Riuniti di Bergamo (7 non obiettori su 27) e al San Paolo di Milano ( 7 non obiettori su 19).

Nel Varesotto le donne intenzionate ad abortire hanno altre due strutture ospedaliere a cui rivolgersi oltre al Sant'Antonio Abate di Gallarate, dove gli obiettori sono 21 su un totale di 23, vero e proprio record: l'ospedale di Busto Arsizio, dove gli ostetrici e ginecologi non obiettori sono 10 su 34, e l'azienda ospedaliera Macchi di Varese, con 12 abortisti su 43.

La maggior preoccupazione riguarda "zone più isolate come Sondrio - spiega Cremonesi - in cui le difficoltà diventano enormi e abortire è una corsa a ostacoli, visto che nell'azienda ospedaliera della Valtellina i non obiettori sono solo 3 su 19 . In situazioni estreme dove si registrano picchi di obiezione di coscienza fra ginecologi e ostetrici, considerando anche i turni, si rischia di avere un solo camice bianco disponibile a praticare l'aborto".

Sono obiettori di coscienza anche il il 42% degli anestesisti (602 su 1.459) e il 43% del personale sanitario non medico come gli infermieri (1.221 su 2.832): anche in queste due categorie si registrano casi limite come quello di Treviglio (Bergamo), con 24 anestesisti obiettori su 25. "In Lombardia si registrano situazioni al limite della legalità - incalza Cremonesi - in cui non si garantisce la salute della donna, insieme a un suo diritto. Con tassi così alti di obiezione di coscienza viene minata anche la stessa funzionalità dell'ospedale.

Redazione

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