Raid con la Panda nera, tutto
da rifare: sentenza annullata
La Cassazione ha rinviato alla Corte d'Appello il processo che vede imputati ex carabinieri e vigili ritenuti responsabili di pestaggi ai danni di pusher ed extracomunitari
Bergamo, 15 febbraio 2011 - Colpo di scena nel processo di terzo grado contro la presunta “banda della Panda nera”, composta da carabinieri e vigili della Bassa Bergamasca, capaci, secondo l’accusa, di mettere a segno, tra il 2005 e il 2007, una serie di spedizioni punitive ai danni di spacciatori e extracomunitari clandestini, picchiati e rapinati dei soldi.
Nella tarda serata di lunedì, infatti, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado e ha rinviato il processo all’altra sezione bresciana della Corte d’appello. I giudici romani hanno riconosciuto validi solo alcuni dei capi d’imputazione, quelli più marginali. Il resto delle imputazioni, a cominciare dall’associazione per delinquere, non ha invece retto all’esame della Corte suprema.
Con la decisione della Cassazione di rinviare il processo nuovamente davanti alla Corte d’appello, sono state così annullate anche le sentenze degli otto imputati che avevano scelto riti alternativi. L’ex maresciallo Massimo Deidda, ex comandante della stazione dei carabinieri di Calcio, che in secondo grado era stato condannato a 4 anni e 10 mesi; il suo sottoposto Viviano Monacelli, che in appello aveva rimediato 5 anni e 5 mesi; il maggiore Massimo Pani (anche lui congedatosi dall’Arma), all’epoca comandante della compagnia di treviglio (2 anni e 8 mesi); Giampaolo Maistrello, vigile di Cortenuova (3 anni e mezzo); e l’ex carabiniere di Romano Fabio Battaglia (3 anni).
Torneranno alla corte bresciana anche le posizioni di tre imputati che in appello erano stati assolti: il maresciallo Michela Francesconi e i carabinieri di Calcio Vincenzo Di Gennaro e e Gerardo Villani, che in primo grado erano stati condannati a pene da uno a due anni con la condizionale. L’inchiesta era partita all’inizio del 2007 dopo la denuncia delle presunte vittime e nei guai erano finite 21 persone.
Oltre agli otto dei riti abbreviati sui quali si è pronunciata la Cassazione, ce ne sono altrettanti che avevano scelto il rito ordinario. Per questi ultimi il processo di primo grado si è concluso a novembre con 5 condanne e 3 assoluzioni (i restanti 5 indagati avevano patteggiato o erano stati assolti in abbreviato in primo grado).

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