Carlo Nicora: "Voglio un nuovo ospedale che vada al massimo"
Intervista esclusiva al nuovo direttore generale dei Riuniti: "Il mio compito è trovare le soluzioni migliori ai problemi, cercando di far funzionare al meglio le cose. La priorità è il trasloco nella nuova struttura"
Bergamo, 4 febbraio 2011 - Carlo Nicora l’aria del buon padre di famiglia proprio ce l’ha. E non solo l’aria: per lui , incaricato di gestire una delle più importanti e delicate aziende bergamasche, gli Ospedali Riuniti, di cui dall’1 gennaio è il nuovo direttore generale, «un manager deve essere come un buon padre di famiglia, vale a dire saper trovare la soluzione giusta ai problemi che si presentano».
Nato a Varese 52 anni fa, medico figlio di un medico, Nicora subentra a Carlo Bonometti dopo un’esperienza di otto anni all’ospedale Niguarda di Milano, dove è stato direttore sanitario. Quanto le servirà a Bergamo l’esperienza maturata al Niguarda? «Niguarda e Bergamo – risponde - sono abbastanza simili: due strutture d’eccellenza, che hanno in comune complessità, casistica delle malattie, numero posti letto; perciò, come primo aspetto, penso di poter mettere al servizio del nuovo incarico il percorso già iniziato, per confermare ed anzi innalzare i Riuniti a nuovi gradio di eccellenza. Il secondo aspetto è che avendo vissuto con Cannatelli ho fatto un’esperienza concreta di gestione direzionale aziendale unitaria»
Proporra questo metodo anche ai Riuniti?
«Qualcuno critica certe strutture dicendo che hanno gestioni monocratiche: il direttore generale è infatti una sorta di padre padrone. E’ vero che questa è una sorta di responsabilità che presuppone la fiducia di chi ti sceglie ed è un obbligo mantenerla, ma all’interno di percorsi molto sinergici. La cosa più importante è trovare soluzioni adatte ai problemi, cercare di fare girare al meglio la “macchina ospedale”, che è fatta in primo luogo da uomini e donne»
La nuova squadra dirigente che lo affiancherà è formata dal direttore sanitario, Laura Chiappa, cinquantenne bergamasca d’origine e proveniente dall’ospedale Sant’Anna di Lecco e dal direttore amministrativo, Peter Assembergers,49 anni, un manager con esperienze in aziende private che spaziano dall’analisi di strategie alla gestione del marketing, ultimamente occupato in una multinazionale francese.
Come ha scelto i suoi nuovi collaboratori?
«Dopo un’attenta analisi, scegliendo nomi con competenze speciali. Sono infatti necessarie capacità, professionalità, e velocità nel risolvere problemi che spesso sono anche di ordine burocratico. Si tratta di una squadra giovane, professionalmente molto preparata, con una gran voglia di fare e soprattutto disposta a lavorare insieme verso un obiettivo comune».
Quale è questo obiettivo e quali le priorità che dovrete affrontare?
«La priorità maggiore per ora è naturalmente continuare l’opera di realizzazione del nuovo ospedale Giovanni XXIII. E’ un obbligo traghettarlo entro quest’anno – assicura - Le strutture sono veramente il meglio dell’innovazione tecnologia, in cui sono stati investiti milioni di euro. Ad aprile potremmo già pensare almeno alle prime due torri ed una parte di interventi preliminari. Poi ci si renderà conto di come far funzionare al meglio la nuova struttura. Sia il nuovo direttore sanitario, sia il direttore amministrativo sono stati scelti anche per le garanzie che offrono in questo campo: Laura Chiappa è un medico che ha già affrontato il trasloco e l’avvio di un nuovo ospedale; Peter Assemergs, con la sua esperienza internazionale, potrà trasferire a Bergamo idee e metodologie nuocve e vincenti»
I Riuniti sono una struttura d’eccellenza: che caretterisca vuole dare al nuovo ospedale?
«Innanzitutto occorre riuscire a rendere operative nella nuova struttura le eccellenze già esistenti. Poi, assieme ai Direttori di Dipartimento vedremo se ci sono altre strade da seguire per migliorare l’offerta. Ma nel 2011 (complice un po’ anche la crisi) sarà difficile mettere in atto nuove proposte. Dobbiamo far bastare le risorse che abbiamo». Tutta la squadra è pronta a seguire il nuovo capo.
di Nicoletta Prandi

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