Molestò prostitute a Cologno
La difesa chiede l'assoluzione
Le perizie psichiatriche, che hanno accertato il parziale vizio di mente dell'ex Consigliere Provinciale, sono state contestate dal pm Francesco Verderese, che ha richiesto invece la custodia in ospedale giudiziario per due anni
Bergamo, 12 maggio 2010 - Il consigliere comunale picchiava e rapinava le prostitute. Non per soldi: era il suo modo per convincerle a lasciare il paese. E ora rischia due anni in ospedale giudiziario. F. C., 63 anni, aveva tentato di diventare sindaco con la Lega Nord a Cologno al Serio in provincia di Bergamo (paese in cui viveva negli anni Novanta, ora si è trasferito in Sardegna). Persa la sfida e rimasto consigliere comunale di minoranza, aveva deciso di dedicarsi a una sua personale crociata contro le prostitute nigeriane che frequentavano la vicina provinciale. Prima disturbandole e minacciando di chiamare i carabinieri.
Poi, tra il 2005 e il 2006, era passato alla maniere forti, rapinandole con coltello e pistola. Una volta, nel mezzo di una nevicata, aveva costretto una ragazza a spogliarsi ed era scappato con i vestiti, un’altra volte aveva gettato addosso a una prostituta del liquido infiammabile minacciando di darle fuoco. Il tutto con lo scopo di convincerle a lasciare il paese. Ma se l’era poi presa con il sindaco (anch’egli leghista, vincitore del turno successivo), realizzando un video hard diffuso su Internet con sottotitoli in cui si ringraziava il primo cittadino per la presenza delle prostitute a Cologno.
Alla fine il persecutore era stato identificato grazie al numero di targa dell’auto e si è ora arrivati al processo, in cui il sindaco ha chiesto 20.000 euro e due prostitute 15.000 ciascuna. Secondo il difensore le denunce delle prostitute sono solo vendette perchè venivano disturbate. Le perizie psichiatriche che hanno accertato il parziale vizio di mente dell’imputato sono state contestate dal pm Francesco Verderese, che giudica l’imputato "totalmente incapace di intendere e volere", e per questo ha chiesto la custodia in ospedale giudiziario per 2 anni. Sentenza l’8 giugno.
fonte Agi


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