La sua ultima fatica dedicata al Teatro Sociale
La ricerca in solitudine Così con le sue mani crea medaglie storiche
BERGAMO
DUE SECOLI FA la città dava vita al Teatro Sociale, inaugurato nel dicembre del 1808. Abbandonato nellincuria per molto tempo, circa un mese fa ha ripreso la sua ...
2009-07-04
BERGAMO
DUE SECOLI FA la città dava vita al Teatro Sociale, inaugurato nel dicembre del 1808. Abbandonato nellincuria per molto tempo, circa un mese fa ha ripreso la sua attività dopo un attento restauro e la sua immagine elegante passa di mano in mano attraverso la medaglia realizzata per il Circolo Numismatico dallartista Carlo Scarpanti. Nato in Città Alta 62 anni fa, padre violoncellista, bambino discolo, disegnatore meccanico mancato nonostante il diploma, pittore, scultore, restauratore ed antiquario, Scarpanti ha ricevuto gli ennesimi complimenti per essere riuscito a rendere in pochi millimetri il bello di uno degli edifici che più sono annidati nel cuore dei bergamaschi.
«DA PICCOLO - racconta - ero entrato nel teatro di nascosto e mi ero emozionato soprattutto per le affascinanti decorazioni dei palchi. Per la medaglia però non disponevo di materiale (allinizio mi basai solo su alcune fotografie) che mi aiutasse non solo a rendere il soggetto raffigurato, ma, come faccio sempre, mi permettesse di narrare il luogo». Alle carenze hanno sopperito la memoria e quella mano talentuosa che si ritrova. «La medaglia la devo sentire - specifica - perché se non ho voglia di realizzarla, mi possono pure pagare a peso doro, ma non accetto la commissione». Poi però, se la passione lo coinvolge è capace anche di inventare i caratteri, con gran gioia dei collezionisti che si ritrovano dei pezzi unici: «In genere non mi piacciono le scritte, se proprio devo metterle, le creo».
Pare che ci sia un sottile legame, leggero come musica, che unisce Scarpanti e le sue medaglie alla città ed ai suoi personaggi.
UNA STORIA che parte da lontano, quando rimasto orfano Scarpanti iniziò a lavorare nella bottega del restauratore Franco Steffanoni dal quale imparò soprattutto la tecnica del restauro dei dipinti antichi. In contemporanea seguiva i corsi serali dellAccademia Carrara. «Steffanoni - ricorda - mi lasciava tanta libertà di sperimentare e copiare. Mi sono sempre piaciute le sfide: se qualcuno fa una cosa bene, ho subito desiderio di imitarlo, di imparare a farla come lui o addirittura meglio. Sono sempre stato attratto dalle medaglie; il mio maestro era un collezionista e mi ha saputo trasmettere questo amore. Nella sua bottega ho potuto toccare medaglie del Pisanello, placchette ed altre medaglie rinascimentali di grande valore che solo io e lui potevamo sfiorare». Un mondo stupendo - ci racconta lautore - con caratteristiche proprie, mentre in genere si crede al presupposto che la medaglistica sia soprattutto scultura. «Invece si tratta di un lavoro diverso, ben più complesso - spiega - perché si parte dal grande per arrivare al piccolo, tenendo sempre conto di saper ridurre gradatamente, mantenendo le proporzioni intatte e riuscendo ad esaltare anche quei particolari minimi che fanno la differenza».
IN QUARANTANNI di lavoro ci è riuscito proprio bene. Dalle medaglie fatte per la Galleria Ferrari di Treviglio, a quelle per enti ed istituzioni, sino al lavoro realizzato su commissione da privati, ha sorpreso per originalità nella scelta delle prospettive e freschezza interpretativa, tanto che oggi alcune sono esposte alla Galleria dArte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Ogni medaglia è un tassello dentro la storia della città e dei suoi personaggi, una piccola, meravigliosa creazione. Geloso della sua intimità, ma pronto a condividere con gli altri la gioia di un momento. Come quando da bambino costruiva soldatini e carri armati impastati con la terra presa sulle mura della Città Alta e i compagni glieli rubavano. Perché anche quelli erano troppo belli. Nicoletta Prandi