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L'ASSASSINO DEL TRANS

Don Rigoldi: "Ho fatto di tutto per quel ragazzo, una sfida persa"

Il fondatore di Comunità nuova che aveva cercato di recuperare il giovane marocchino racconta che avevano pensato di "farlo rimpatriare" visto che con lui non ci sono stati "passi avanti"

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Don Rigoldi Milano, 6 agosto 2008 - "Ho cercato di fare di tutto, ma una cosa così non l'avevo mai vista. Non siamo riusciti a fare passi avanti con lui e infatti al compimento dei 18 anni avevamo anche pensato di farlo rimpatriare". Don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore di Comunità nuova ha ospitato per molto tempo il giovane marocchino 17enne arrestato per l'omicidio di un transessuale brasiliano. Un delitto "efferato", secondo la ricostruzione degli inquirenti, compiuto insieme a un 20enne italiano, entrambi, forse, sotto effetto di stupefacenti.

 

Il 17enne, spiega don Rigoldi, "è sicuramente un giovane con grossi problemi anche psichiatrici, è stato sotto trattamento di farmaci e ha già passato oltre dodici comunità. Quando è uscito dal carcere minorile l'ho preso con me e ho cercato a lungo di recuperarlo, ma davvero non siamo riusciti a fare passi avanti."

 

"Certo mi aspettavo potesse compiere qualche altro furto d'auto, ma una cosa così è inimmaginabile". Una situazione difficile su cui don Rigoldi aveva riflettuto anche con l'assistente sociale del Comune che seguiva il caso: "Stavamo valutando di farlo rimpatriare quando avesse compiuto i 18 anni; ci abbiamo provato, ma purtroppo non siamo riusciti a fargli cambiare strada".










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