Paola, la 'collega' del trans ucciso che aveva denunciato la sua scomparsa, racconta la dinamica di quei tragici momenti e afferma: "Samantha era una persona riservata e buonissima"
Milano, 6 agosto 2008 - "Gli ho gridato di lasciarla andare e quando mi sono avvicinata per aiutarla a scappare mi hanno afferrata per i capelli e picchiata e così sono scappata perché avevo paura che se la prendessero anche con me". Paola, il trans che da due mesi divideva il marciapiede di via Novara a Milano con Samantha, sequestrata, massacrata di botte, violentata e uccisa a coltellate il 29 luglio scorso da due balordi arrestati, ricorda la sua 'collega'.
"Dopo l'aggressione ero sconvolta e ho provato a fermare un'auto di passaggio, poi ho cercato di avvertire subito la polizia ma ero talmente sotto choc che non riuscivo nemmeno a comporre il numero di telefono sul cellulare" continua in un italiano stentato Paola, ancora spaventata, sottolineando che "se la sono presa con lei perché fisicamente era la più esile tra noi trans: era la vittima più facile e probabilmente l'avevano addocchiata quando era da sola, lei iniziava a lavorare presto, intorno a mezzanotte, mentre io iniziavo solitamente più tardi".
Paola spiega che Samantha (nome d'arte di Gustavo Rangel Brandau) era in Italia da circa tre anni e che sognava in questi giorni di lasciare il marciapiede per poter andare al Festival latinoamericano in corso a Milano. "Ma aveva bisogno di soldi, voleva tornare in Brasile a salutare la famiglia a portare i soldi per aiutare i genitori che vivono a Bahia e quindi lavorava tutte le sere e le notti".
E' stato grazie alla denuncia di sequestro di persona presentata da Paola attraverso il suo legale (l'avvocato Deborah Piazza) il 1 agosto scorso (e integrata con altri preziosi dettagli il giorno seguente) al commissariato Bonola, che gli investigatori della prima sezione della squadra Mobile di Milano sono riusciti ad arrestare i due giovanissimi responsabili dell'omicidio di Samantha e di ritrovare il suo corpo orribilmente martoriato e in stato di decomposizione.
"Era una persona riservata e buonissima, era una brava parrucchiera e il suo sogno era poter aprire un suo negozio. Come me, a differenza di molti altri trans brasiliani, non beveva e non si drogava - continua Paola - e si prostituiva per mantenersi e per pagare le cure per il padre malato, che non sapeva nulla di quello che faceva in Italia".
Samantha, 30 anni compiuti il 4 febbraio scorso, viveva in un modesto appartamento di via Forze Armate che divideva con un'amica. Era in Italia da circa tre anni, ma solo da tre mesi lavorava alla fine via Novara, tra il distributore di benzina della Total e il deposito delle auto dei vigili urbani.
"Ora sono tristissima, sono solo contenta che quei due assassini siano in carcere e di come si è comportata la polizia" prosegue Paola, che spiega di aver avuto paura, da irregolare in Italia, a fare denuncia "ma di fronte a questa cosa non potevo stare in silenzio, non potevo fare finta di niente, la mia coscienza me lo impediva". Poi Paola parla di un fatto inquietante: "Conoscevo altri due trans che sono spariti nel nulla, uno nel 2002 e l'altro nel 2005, sono scomparsi qui e le loro famiglie in Brasile non hanno più saputo nulla".
Adesso Paola, che mentre parla riceve le telefonate di altri trans che hanno saputo la storia di Samantha prima ancora che ne parlino i giornali, avrà da settembre un permesso di soggiorno di tre mesi per motivi di giustizia e vuole cambiare vita. "Proverò a cercarmi un lavoro, qualunque esso sia, ho paura, anche perché gli assassini sono italiani, che di solito sono clienti tranquilli, a differenza dei nordafricani e degli slavi da parte dei quali sia io che Samantha avevamo già subito diverse aggressioni". Come tutti i trans brasiliani a Milano, sia Samantha sia Paola non avevano un 'protettore'.
"Il Brasile mi manca da morire, ma è un Paese poverissimo come la mia famiglia che vive a Bahia, ma con questo mestiere riesco a mettere via pochissimo anche perché ho 37 anni e non ho più il fisico per prostituirmi - continua Paola - ma devo riuscire almeno a trovare i soldi per comprare una casa a mia madre e una bella macchina da cucire: è il mio sogno, sono bravissima a cucire e faccio degli abiti bellissimi".
Infine Paola, occhi grandi, un mare di capelli neri che scendono su spalle larghe e una quinta di reggiseno su un corpo oltre il metro e 85 cm, ritorna su Samantha. "Se di fianco a lei, invece di me ci fosse stato il solito trans ubriaco che di fronte ad un'aggressione avesse reagito in modo diverso, magari al posto di Samantha sarebbe morto uno di quei due ragazzini assassini, e la storia sarebbe andata diversamente".