La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sul video-choc rimasto per quasi due mesi su Google Video nel quale si vedeva un ragazzo disabile molestato da compagni di scuola. I Pm: "Il colosso di Internet ha tratto profitto in termini pubblicitari da quel filmino tra i più visti"
MILANO, 26 LUGLIO 2008 —QUASI certamente il colosso Google dovrà difendersi per la prima volta da un’accusa di reato davanti a un giudice italiano. Dopo un anno e mezzo di indagini in Italia e all’estero, la procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sul video-choc rimasto per quasi due mesi su Google Video nel quale si vedeva un ragazzo disabile molestato da compagni di scuola. E salvo improbabili ripensamenti verranno citati a giudizio i vertici della società. I pm Francesco Cajani e Alfredo Robledo contestano i reati di diffamazione e violazione della legge sulla privacy a David Drummond e a George De Los Reyes, presidente e amministratore delegato di Google Italy srl, al responsabile aziendale del «controllo privacy» per tutta l’Europa, Peter Fleitcher, e al responsabile del progetto Google video Europa, Desikan Arvind.
SECONDO L’ACCUSA, sarebbero complici dei tre studenti torinesi che diffusero via internet il filmino (e che sono già stati processati) avendo consentito che il video «venisse immesso per la successiva diffusione a mezzo internet» su Google Video, «senza alcun controllo preventivo sul suo contenuto». Controllo che, secondo la procura, sarebbero stati obbligati a operare in base alla legge sulla privacy. I tre dirigenti Google Italy sono anche accusati di aver tratto profitto in termini pubblicitari da quel filmino tra i più visti. Il video era rimasto in rete dal settembre al novembre 2006, risultando tra i più cliccati nella sezione «video divertenti». L’inchiesta era partita da un esposto dell’associazione Vividown. «Si tratta sicuramente di una prima vittoria che giunge alla fine di un indagine molto complessa e rigorosa — commenta il legale dell’associazione, l’avvocato Guido Camera — e spero che il processo contribuirà a sensibilizzare l’opinione pubblica anche sugli aspetti negativi di un mezzo fondamentale come Internet».
«SIAMO SORPRESI della decisione — rispondono da Google — sin dall’inizio abbiamo collaborato con le forze dell’ordine. Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma internet come lo conosciamo: un ambiente aperto e libero».
di MARIO CONSANI
Ecco il muro virtuale progettato dall'ingegnere Hanyoung Lee. Il Virtual Wall crea una barriera laser di plasma che permette di visualizza meglio i pedoni che stanno attraversando la strada al semaforo. Il laser non ha il potere di fermare un'auto in corsa ma rende più visibili i passanti