Quanti voti vale la Moratti dopo l’Expo? Parecchi, bastava passare domenica scorsa dalle parti di Corso Buenos Aires per averne un’idea, erano in 200 mila ad acclamarla... di Giovanni Morandi Commenta
Quanti voti vale la Moratti dopo l’Expo? Parecchi, bastava passare domenica scorsa dalle parti di Corso Buenos Aires per averne un’idea, erano in 200 mila ad acclamarla. E quanti voti vale Milano, da quando è scesa in strada non per protestare (ricordate la maliconica marcia per la sicurezza?) ma per festeggiare? Parola anacronistica che pareva in disuso: festeggiare, ovvero far festa, il che presuppone l’esser felici, come ha scoperto di esserlo Milano, che questa vittoria ha fatto tornare ad essere un’affidabile e allegra macchina da guerra. Con un volto nuovo rispetto al passato, non quello ghignante, rampante, aggressivo, falsamente snob della Milano da bere, nè quello mogio e bastonato di Tangentopoli ma quello multicolore di una Milano, che si mostra per quello che è, non per quello che vorrebbe essere.
E’ stata una domenica speciale, memorabile, che nessun milanese ricorda avere precedenti conservati dalla memoria. Una domenica vissuta all’insegna della spontaneità, non dell’organizzazione di partito, quale del resto? Prima quel fiume umano dei 50 mila _ un’infinità _ che hanno corso nella Stramilano, poi i 200 mila che si sono raccolti lungo il percorso del pullman su cui sorrideva come una ragazzina Letizia Moratti, accanto agli altrettanto felici presidente della Regione Roberto Formigoni e presidente della Provincia Filippo Penati.
Una città che orgogliosa della vittoria dell’Expo ha voluto dare testimonianza della sua gratitudine animando una festa popolare e perfino popolana, dove accanto alla Milano borghese c’era quella operaia e quella dell’immigrazione. Una festa nata dalla speranza e dalla fiducia in una città che ha fatto del lavoro la ragione di vita, la risorsa che la differenzia da quelle inclini ad aspettarsi che i problemi siano risolti dagli altri. Una giornata che non aggiunge nulla a quanto già si sapeva prima di averla vissuta e che conferma che ovunque si avverte il bisogno di colpi d’ala, di volare alto, di scelte giuste e improntate ad un bene diffuso e di personalità forti, come lo è Letizia Moratti, per vincere le sfide, qualunque esse siano. Un consenso condiviso e guidato con mano salda è il modello della Milano che fa.
di Giovanni Morandi